‘U Tataranni i ‘ra marina di Schiavonea e la tragedia del 31 dicembre 1974

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Il racconto struggente, nella penna di Maria Curatolo, di un uomo simbolo del borgo marinaro dello Jonio e di quei momenti che sconvolsero la popolazione: le immagini nitide dei ricordi e le emozioni

Di Maria Curatolo
Ti eri inchinato a quel volere che viene dall’alto e, sopra il viso rugoso, portavi la coppula di lana in testa; la curria dei pantaloni, lucida del tempo passato, adornava il tuo corpo. Addosso, una maglia di lana per tutte le stagioni, che odorava di salamoia; ai piedi nudi, gli zoccoli. La barba lunga che, come le onde schiumose del mare, era bianca bianca. E così, ormai curvo, come sotto un peso rimastoti sulle spalle, avevi abbracciato la tragedia del 31 dicembre del 1974, in perenne cammino tra i vicoli del borgo marinaro, con la brezza del tuo mare che ti dava respiro.
Insopportabile quel fardello, che ha negato la vita e impedito la coltivazione degli affetti. Come per ’u Tataranni, la comunità di Schiavonea fu segnata per sempre, e a ogni anniversario commemora il rispetto verso il sacrificio dell’uomo e il suo tributo con un momento di preghiera. Nella ricorrenza del quarantesimo anniversario, nel 2014, venne consegnata alla comunità parrocchiale di Santa Maria ad Nives la medaglia che l’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano conferì quale premio di rappresentanza all’iniziativa promossa dall’Amministrazione Comunale con l’intitolazione della Piazza Celi-Curatolo Caduti in Mare (già Piazza Fiume). Fu eretto un monumento con l’incisione dei nomi dei dodici pescatori Celi e Curatolo periti nell’evento infausto.
Nonostante tutto, la vita per i pescatori di Schiavonea continuò, con orgoglio e umiltà, e le tradizioni marinaresche ancora oggi vengono tramandate di padre in figlio. Il ricco patrimonio ittico ridona speranza.
Nelle giornate rigide d’inverno, a Schiavonea ti riposavi davanti al focolare, acceso dalla mattina alla sera. Appena tu, ’u Tataranni, sentivi al di là della porta: “Stani pijianni ’a sardella” saltavi dalla sedia e correvi verso ’u mmatti. ’U sciabbachiell in riva al mare ti aspettava e, contento e felice, ti portava con sé. Erano belli quei tempi tuoi! Oggi, la sardella è proibito pescarla e a te è rimasta negli occhi e nel cuore. Al focolare hai fatto la tua casa e ai picciulilli racconti i fatti di una volta.
Il maltempo.
Il mare in burrasca.
I remi che portavano  ’u vuzzariell al largo, quando il mare era calmo e di sardella riempivi le cassette.
Accovacciato ai tuoi piedi, nelle giornate fredde di tramontana, al piccolo Antonio raccontavi di quel 31 dicembre, di una forza mare 8-9, della imprevedibile forte mareggiata che aveva allagato le vie del borgo, delle imbarcazioni che, dall’arenile, le gigantesche onde avevano fatto finire in mezzo al borgo e della brutta fine delle due motobarche: la Nuova Sant’Angelo, con a bordo Francesco (capobarca) e i suoi fratelli Rocco, Nicola, Carlo, i nipoti Angelo e Cosimo Celi, rispettivamente di 17 e 16 anni, tutti appartenenti alla famiglia Celi; e la Maria Santissima dei fratelli Stefano (capobarca), Luciano, Salvatore, Antonio, Marino e il cugino Giuseppe tutti della famiglia Curatolo, gli ultimi due rispettivamente di 20 e 17 anni. La motobarca trainava il gozzo con a bordo il loro cugino Cosimo Marghella, di 22 anni.

Tutte giovani vite, che lasciarono un indelebile ricordo nelle loro famiglie e alla marineria di Schiavonea.
Chino in preghiera davanti a ru fuculari, tu, ’u Tataranni, descrivevi gli incalzanti momenti vissuti con in petto un inconsolabile dolore.
Al piccolo Antonio il racconto gli scivolava dentro, tra le viscere, oltre il cuore, fino a farlo stare male: “Figlio mio, della Nuova Sant’Angelo, nelle prime ore di quel mattino, alle 7.00 del 31 dicembre, in quel tratto di spiaggia davanti al quale si erge la statua della Madonnina, attoniti e sgomenti, assistemmo alla tragedia”.
Nel tentativo disperato di tornare a riva, spinta da quella speranza che la riportava ogni volta alla sua terra promessa, la motobarca dei Celi riuscì quasi a raggiungere la riva, ma un’onda altissima la risucchiò in sé stessa perdendola per sempre. Fu disperazione per i famigliari e i pescatori che aspettavano a riva, con le braccia pronte ad aiutarli ad approdare e dare loro salvezza.
Sai, figlio mio, quel mare generoso e prodigo di doni per i suoi figli pescatori, in grado di dipingere albe greche, quella volta fu dannazione per la marineria del nostro borgo di Schiavonea”.
Antonio, con gli occhi colmi di lacrime e un nodo in gola, ti invitò a continuare:
“Racconta, racconta ancora, voglio sapere”.
Sì, piccolo mio. La Maria Santissima, con a bordo i fratelli Curatolo, si disperse tra quelle onde che alte si accavallavano. E nel tratto di mare tra Capo Spulico e Capo Trionto si inabissò”.
Solo tempo dopo, furono trovati i resti dell’imbarcazione nei pressi della foce del fiume Crati.
Dei Curatolo, fu ritrovato il corpo sull’arenile di Sibari, quello di Salvatore, di cui fu fatta degna sepoltura.
Attraccato alla Maria Santissima, si salvò nel suo gozzo l’unico superstite, Cosimo Marghella, il cugino dei Curatolo. Morì il 22 febbraio 2021, dopo aver vissuto una vita al limite della normalità.
È una storia questa che è rimasta incastrata tra i vicoli del borgo di Schiavonea della città di Corigliano-Rossano, che guardano al cielo con gli occhi dei gabbiani e che vive oggi un momento di crisi dovuto al rincaro del gasolio che non è più sostenibile dai pescatori della marineria di Schiavonea, che vanta una flotta peschereccia tra le più grandi d’Italia.
La memoria storica continua a essere portata avanti grazie alle opere di StreetArt, i murales che lasciano impressi sui muri delle case dei pescatori la storia che lì resterà per sempre.





Storie d’Altri tempi è un progetto dell’Eco dello Ionio e dell’associazione Rossano Purpurea, nato per costruire un racconto corale di memorie cittadine tra Corigliano e Rossano. I contenuti sono frutto di un patrimonio orale di ricordi, o di ricerche storico- antropologiche, per lo più inedite, che gli autori hanno accettato di condividere con noi. Una narrazione unica, antica e nuova allo stesso tempo, della nostra identità.

Ass. Rossano Purpurea

Le finalità e azioni di “Rossano Purpurea” si inquadrano, quindi, nella volontà di contribuire al rilancio della nostra realtà cittadina e territoriale, mettendo a disposizione – in modo gratuito e volontario – competenze, tempo e, soprattutto, passione per puntare ad un’organizzazione sinergica dei servizi, ad una promozione strategica, alla scelta concreta e costante della strada della collaborazione per la risoluzione delle criticità.

Non ultimo, obiettivo dell’Associazione è quello di porsi come interlocutore attento, e si spera credibile, nelle diverse dinamiche che interessano lo sviluppo e il futuro della nostra terra.

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