I muri di ricotta e gli animali che parlano: storie e leggende di una notte magica

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Per la rubrica “Storie d’altri tempi”, Martino Rizzo ripercorre le fiabe popolari che da sempre accompagnano la vigilia dell’Epifania. Tante sono conosciute, altre meno: tutte, però, stuzzicano la mente dei più fantasiosi

A Rossano possiamo dire di aver avuto da sempre, come d’altronde in tante altre parti del mondo, molte storie fiabesche popolari che affascinavano i bambini e avrebbero potuto essere a pieno titolo un’ottima ispirazione per delle sceneggiature dei cartoon realizzati dal grande Walt Disney.

Tra le tante però l’Oscar dovrebbe andare a quella raccontata dalle mamme la sera dell’Epifania, quando narravano ai figli che si accingevano ad andare a dormire, che quella notte in cui la Befana si sarebbe messa in giro per distribuire i regalini, a mezzanotte in punto e al suo passaggio si sarebbero verificati dei prodigi straordinari. Infatti le pareti di casa sarebbero diventate di ricotta e pertanto bisognava stare buoni e quieti altrimenti l’edificio sarebbe crollato. E le stranezze di quella vigilia non si sarebbero esaurite con le pareti perché, come per magia, dai rubinetti invece dell’acqua sarebbero sgorgati olio e vino.

Una notte proprio strana, non c’è che dire, ma le bizzarrie non si limitavano a questi fenomeni. Si completavano con una che di sicuro sarebbe potuta diventare un cartone animato ante litteram: la notte dell’Epifania gli animali avrebbero iniziato a parlare tra di loro come le persone. Per dirsi cosa? Per discutere dei padroni e raccontarsi a vicenda di come questi si comportavano con loro, se venivano curati e trattati bene, se si dimostravano affettuosi e gentili nei loro confronti. In tal caso si sarebbero spesi in preghiere affinché i padroni fossero conservati in salute e prosperità. Non sia mai, invece, avessero patito fame e maltrattamenti li avrebbero maledetti insieme alle loro famiglie. Pertanto il 5 gennaio gli animali venivano gestiti con ogni cura e si dava loro da mangiare a volontà in modo da farli sentire sazi e soddisfatti così che non avrebbero potuto dire altro che bene dei padroni.

Questi racconti serali servivano per inculcare nei bimbi, per quella notte, un pacato timore e farli stare buoni e calmi a letto ad attendere tranquilli l’arrivo del sonno senza dare troppi sguardi in giro e magari intravedere qualcuno che infilava qualcosa nella calza che era stata predisposta vicino al letto. E anche se i più vispi ce la mettevano tutta per non addormentarsi e avere la possibilità di verificare cosa stesse accadendo nel buio, dopo una giornata di giochi il sonno prendeva il sopravvento su di loro e così la mattina si svegliavano con gli stessi dubbi e le medesime curiosità che avevano prima di andare a letto.

Dietro ogni favola si nasconde un’emozione, una storia, un nota ben precisa che raggiunge il cuore dei più piccini e questa storiella magica, raccontata la vigilia dell’Epifania, si porta dietro una pluralità di messaggi collegati alle antiche tradizione popolari rossanesi, figlie delle vicissitudini storiche e naturali di un popolo e della sapienza antica che utilizzava gli elementi semplici della quotidianità per elevarli a simboli della tradizione. C’è la ricotta, un prodotto tipico dei pastori e della povera gente, ci sono l’olio e il vino, che rappresentano prosperità e allegria e se mancano sono indici di tristezza e povertà, infine gli animali, ovvero la natura, che entrano a pieno titolo e uguale dignità nelle famiglie dei pastori e dei contadini.

Né si possono trascurare gli elementi educativi della storiella. Innanzitutto il rispetto per questi animali, la fragilità delle cose terrene (i muri di ricotta), la sapienza della valorizzazione di olio e vino, beni preziosi per l’economia povera dell’epoca.

Infine c’è il valore pedagogico della favola che, in un’epoca in cui non c’era né la televisione né altri mezzi di comunicazione di massa, diventa uno strumento di mediazione con la realtà esterna e riafferma il valore sociale della mamma come divulgatrice di buone novelle.


Storie d’Altri tempi è un progetto dell’Eco dello Ionio e dell’associazione Rossano Purpurea, nato per costruire un racconto corale di memorie cittadine tra Corigliano e Rossano. I contenuti sono frutto di un patrimonio orale di ricordi, o di ricerche storico- antropologiche, per lo più inedite, che gli autori hanno accettato di condividere con noi. Una narrazione unica, antica e nuova allo stesso tempo, della nostra identità

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